GLI ORTI/GIARDINI DELLE SCUOLE SONO TANTISSIMI

Ci sono orti/giardini olfattivi con piante aromatiche e officinali quali: timo, rosmarino, origano, prezzemolo, salvia sclarea, salvia comune, menta piperita, calendula, camomilla comune, malva, melissa, issopo, cedrina chiamata anche erba luigia, lavanda e lavandino. In alcuni casi sono i bambini a prendersi cura delle piante, a raccoglierle e a creare, attraverso un distillatore a vapore di corrente, le acque profumate (idrolati) e gli olii essenziali. Con l’essicazione delle erbe i bambini assieme alle maestre creano sacchetti profumati, saponi alle erbe, tisane e, attraverso la distillazione, gli olii essenziali che vengono messi nei vaporizzatori per profumare la scuola. Ci sono orti di comunità che riescono a chiudere il ciclo ecologico impiegando gli avanzi della mensa. Gli scarti della cucina, dopo 6 mesi diventano concime per l’orto/giardino. Chi fa un orto/giardino a scuola impara la pazienza nell’ottenere le cose e la responsabilità. Lavorare insieme la terra è un antidoto al consumismo compulsivo, ma è anche divertente, pure per gli insegnanti, e fa stare insieme nella cooperazione.
All’inizio c’è stata l’intuizione di Gianfranco Zavalloni, maestro di scuola dell’infanzia, dirigente scolastico, diffusore della cosiddetta “pedagogia della lumaca, cofondatore dell’Ecoistituto di Cesena, un centro nato per diffondere le “tecnologie a misura d’uomo”. Secondo Gianfranco Zavalloni (Orti di Pace – Edizione missionaria italiana 2010) “…la scuola dovrebbe avere un rapporto stretto con la terra, considerata “grande maestra”. Il manifesto per una rete di orti di pace inizia così: “Chiunque, nel rispetto dell’ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace. Anche quando i conflitti mettono a repentaglio la sopravvivenza, e li chiamano per questo orti di guerra, sono sempre e comunque orti di pace. In questo momento storico, in cui i fondamenti stessi dell’economia vengono rimessi in discussione, e il concetto di cosa abbia valore cambia al punto che i terreni agricoli cominciano a venire considerati un bene rifugio, è arrivato il momento di annodare una rete tra tutti noi che crediamo che lavorare la terra in modo organico sia cosa bella e buona. Occorre imparare di nuovo l’abbiccì del rapporto con la Natura. Per questo siamo partiti dagli orti scolastici: aule all’aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita, e nella pratica di una possibile autosufficienza apprendiamo il respiro della libertà interiore. Un giardino, un bosco, un orto trasformano la scuola in qualcosa di vivo di cui prendersi cura. Partiti dalla scuola, abbiamo poi esteso la nostra attenzione agli orti terapeutici, carcerari, sociali: spazi dove ci si prende cura di fiori e ortaggi scoprendo al contempo nell’orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità, coltivando intanto la pace interiore. Proponiamo la costituzione di una Rete di Orti di Pace nell’intento di tenerci in contatto, scambiare informazioni sulle varie iniziative. E anche, non ultimo, renderci conto di quanto poco siamo isolati nel gesto di coltivare il nostro comune giardino dall’umile nome di terra”.
L’ecoistituto di Cesena è anche la sede di una rete di orti di Pace a cui possono fare riferimento le scuole che coltivano un orto. Il Blog www.ortidipace.org è a disposizione di chiunque consideri l’orto, e il giardino in senso lato, un luogo ideale per intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità. Il portale è concepito in modo da dare ma anche ricevere informazioni, in uno spirito di servizio per chi avverta il desiderio di passare dalla voglia di fare al fare. Col tempo la rete di orti scolastici si è allargata ed accoglie i contributi anche di altri orti “sociali“: “orti terapeutici dove coltivare la pace interiore, orti per chiunque, pur non possedendo terra, desideri coltivare fiori e ortaggi in uno spazio pubblico.
L’Orto in condotta è un progetto di Slow Food della durata triennale, che prevede percorsi formativi per gli insegnanti, attività di educazione alimentare e del gusto e di educazione ambientale per gli studenti e seminari per genitori e nonni ortolani. Le attività in classe durano tutto l’anno e prevedono momenti formativi e lavoro pratico nella terra. Non è necessario avere un grande appezzamento di terreno per far lavorare i bambini ed i ragazzi.
Slow Food è un’associazione internazionale non-profit, conta 100 000 iscritti, volontari e sostenitori in 150 Paesi, 1500 Condotte – le sedi locali – e una rete di 2000 comunità che praticano una produzione di cibo su piccola scala, sostenibile, di qualità. Fondata da Carlo Petrini nel 1986, Slow Food opera per promuovere l’interesse legato al cibo come portatore di piacere, cultura, tradizioni, identità, e uno stile di vita, oltre che alimentare, rispettoso dei territori e delle tradizioni locali.

IL PROBLEMA PRINCIPALE DEGLI ORTI SCOLASTICI È STRATEGICO.

L’orto/giardino viene accolto con entusiasmo da tutti e per i primi tempi tutti osservano le regole e lavorano. Ma col passar del tempo l’attenzione diminuisce. Passano i giorni e nessuno innaffia, rincalza e trapianta. In poco tempo l’orto/giardino deperisce. Le piante seccano e muoiono. Sulla terra arida restano miseri stecchi che imitano paesaggi lunari o scene di film catastrofici. La cura degli orti scolastici deve prevedere necessariamente la formazione degli adulti siano essi insegnanti, personale e genitori. Il percorso di aggiornamento degli insegnanti deve essere curato da docenti esperti e deve precedere il lavoro pratico nell’orto.
Bisogna offrire a tutti gli adulti coinvolti nel progetto delle lezioni teoriche e pratiche sull’orticoltura e sulla scoperta degli alimenti attraverso i sensi. A questo punto si può anche avviare l’orto. Ma è meglio offrire agli insegnanti attività di educazione ambientale e alimentare in classe e all’aperto. Il lavoro dell’orto e del vivaio procederà con i suoi tempi e con i suoi ritmi, situazione per situazione. Ma si avrà cura di offrire agli adulti della comunità lezioni di storia dell’alimentazione, di prodotti e territorio. Agli insegnanti verranno forniti strumenti e spunti per poi realizzare con gli studenti attività educative.

COSA SERVE E QUANTO COSTA UN ORTO SCOLASTICO ?

Serve un camion di terra di cava (50 € ogni 10 quintali) 5 ballini di paglia (5 € l’uno) alcuni attrezzi elementari (30 €) , un tubo di gomma (70 €) una decina di innaffiatoi da bambini. Se non arriva un contributo dalla scuola e i genitori si rifiutano di dare altri soldi si può fare un piccolo progetto commerciale. Si parte dal vivaio. Dal vivaio i bambini prenderanno le piantine e le interreranno nell’orto, consociandole, proteggendole con la paglia ed innaffiandole una volta la settimana fino a che sono pronte per il consumo o la vendita se le spese hanno superato il preventivo. Ma le piantine del vivaio possono essere vendute ai genitori ed alle maestre per fare un orto sul balcone di casa. Si possono tenere piccoli corsi per insegnare a fare l’orto a casa, come innaffiare e quando raccogliere. Con il ricavato della vendita delle piantine si paga l’operatore, si compra terra di cava, i ballini di paglia, un badile, un forcaro, un tubo di gomma e una decina di innaffiatoi da bambini.